mercoledì 21 febbraio 2007

Carnevale

Dalla onnipotente Wikipedia
Il carnevale rappresenta da sempre una festa del popolo, che si contrappone alle festività religiose ufficiali. È un momento in cui vige la più assoluta libertà e tutto diviene lecito: ogni gerarchia decade per lasciare spazio alle maschere, al riso, allo scherzo e alla materialità. Lo stesso mascherarsi rappresenta un modo attraverso il quale uscire dal quotidiano, disfarsi del proprio ruolo sociale, negare sé stessi per divenire altro.

A Napoli il Carnevale invece è sinonimo di: bombolette puzzolenti, uova e arance (e altro che ora non mi viene in mente) lanciate contro tutto e tutti. Autobus, macchine, passanti ignari...basta che sia un bersaglio semovibile. Probabilmente i simpaticosi che si divertono così hanno una visione basata sul movimento, come alcuni felini.
Non è una drammatizzazione, spesso è proprio così. Ti sembra di essere a Kabul o in Medioriente, tanto è vero che i tiratori sembra abbiano seguito un addestramento speciale talmente è la precisione e la dedizione che hanno in questa attività. E i passanti che vogliono evitare uno shampoo a base d'uovo di troppo, oppure un'abbondante dose di schiuma sul giaccone nuovo a volte si muovono come le migliori squadre S.W.A.T.

Smettete di chiamarlo Carnevale, almeno qui e in altre città dove ci sono queste simpatiche "usanze". Il Carnevale vero è quello di Viareggio, di Venezia, di Rio de Janeiro, con manifestazioni pubbliche da passare in allegria, senza la parvenza di una sorta di guerriglia urbana.