Il Festival finì. La musica italiana fu.
Viva Bonolis. Santo Bonolis. Se non fosse stato per lui, gli ascolti record se li sarebbero potuti scordare. Ciò che, invece, si è potuto dimenticare tranquillamente è la musica. Basta guardare il podio finale.
Premessa: gli unici premi che reputo "giusti" sono stati la vittoria di Arisa e il premio della critica agli Afterhours.
Per il resto questo Sanremo in quanto a premiazioni (e a musica) è stato un completo squallore. E l’emblema è proprio rappresentato dal podio dei vincitori: uno fuoriuscito da un reality che con la musica ha poco da spartire, un altro che ha campato di rendita - giocando a fare il finto tonto - con un testo pericolosamente superficiale ma mirato ad avere pubblicità gratuita attraverso le polemiche, come poi è effettivamente avvenuto, e infine uno che, nonostante sia forse il più dotato degli altri due, deve ringraziare molto il suo “mentore” Gigi D’Alessio se si trova lì.
Il primo scandalo di questa edizione è stato sicuramente l’eliminazione di Nicky Nicolai e Stefano Di Battista, ottima canzone, poi la spirale è continuata con la stranissima eliminazione di Dolcenera, che poteva tranquillamente ambire alla vittoria, con l’esclusione di Alexia e Mario Lavezzi (duo prontamente ribattezzato "Lavexia") dal terzetto finale, e con il ripescaggio di Albano, ancora. E infine aggiungiamoci anche la "curiosa" presenza della DeFilippi in Rai, per la prima volta, che, guarda caso, ha coinciso con la vittoria di un concorrente - e vincitore - di uno dei suoi programmi. Giusto per fare un pò di complottismo.
Ma davvero sono quei tre, Carta, Povia e Da Vinci, che rappresentano il meglio della musica italiana? Della musica di questa Itali(ett)a attuale?
E' una risposta che non sono sicuro di voler sapere.














